Sull’etimologia della parola “Bormio” ci sono diverse tesi: la prima si collega alla derivazione dal tedesco Warm (caldo) in relazione alle acque termali, mentre, la seconda ritiene che la derivazione sia dalle divinità galliche " Borvo " o " Bormo " a cui erano dedicate allora numerose località termali. Bormio con tutta probabilità era un "oppidum turritum" che, fino alle invasioni barbariche, potè contare su una certa tranquillità. La località seguirà come il resto della Valtellina, le sorti dell’Italia sotto le dominazioni di Eruli, Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi. Ai Goti si deve la realizzazione di quella che un tempo era conosciuta come "Via Imperiale di Alemagna" che collegava la Valtellina all’Engadina attraverso la Valle di Cancano. 

Si tratta, dunque, di un paese millenario che offre ancora al visitatore scorci artistici, architettonici e storici di rara bellezza. Infatti sono presenti numerose chiese e palazzi dei secoli passati, che permettono di ammirare tra le case e le antiche vie del centro storico dei panorami su edifici, affreschi, portali di un passato oramai remoto.

Di fondamentale importanza sono le acque dei Bagni di Bormio, le quali vennero utilizzate fin dall’antichità e molti personaggi famosi lasciarono testimonianza delle loro visite. Cassiodoro, ministro plenipotenziario del Regno dei Goti in Italia, dà testimonianza delle virtù terapeutiche delle "aquae Burmiae" in una sua lettera del 535-6 d. C. all’Imperatore Teodato. Sulla base di tali notizie e della particolare conformazione topografica del luogo si pensa che presso i Bagni Romani, dove ora c’è la chiesa di S. Martino, sorgesse un tempio al dio delle acque Apollo o Bormo, invece accanto alla chiesa vi erano delle case in cui risiedevano dei monaci.

Già nel 1300 i Bagni attirano numerosi visitatori che ne lodano le acque salutari. Il più illustre è Leonardo da Vinci, che qui soggiornò nel 1493.
Nel Cinquecento gli Statuti di Bormio testimoniano l’esistenza di due strutture balneari: quello di sopra, i Bagni Medioevali, riservato alle donne e quello di sotto, i Bagni Romani, dedicato agli uomini. Fu un secolo in cui le terme di Bormio divennero particolarmente note, grazie al transito di viandanti e di merci per il Tirolo e la Svizzera attraverso lo Stelvio e l’Umbrail, e furono interessate da ampliamenti e ristrutturazioni
La costruzione della strada carrozzabile dello Stelvio, promossa dall’Imperatore Francesco I d’Austria-Ungheria tra il 1820 ed il 1825, che rendeva più agevoli i collegamenti con il Nord delle Alpi, riaprì i Bagni di Bormio al mercato turistico termale internazionale. L’albergo fu ampliato e vennero realizzate nuove piscine con cascate d’acqua, i Bagni Imperiali, e la Grotta Sudatoria di San Martino, struttura unica al mondo, che penetra nella montagna per oltre 50 m. sino alla sorgente dove l’acqua sgorga dalla viva roccia ad oltre 40°C.
Nel 1836 fu costruito il Grand Hotel Bagni Nuovi che sancì la consacrazione di Bormio quale località turistico - termale di prima grandezza. Successive sistemazioni e ampliamenti si inserirono armoniosamente sull’originario impianto neoclassico, conferendo all’albergo l’aspetto festoso ed elegante dei Grandi Alberghi svizzeri della Belle Epoque. Ogni estate per trascorrere gradevolmente un periodo di vacanza si ritrovavano ai Bagni di Bormio personaggi illustri, nobili e industriali provenienti da ogni parte del mondo. Il Grand Hotel venne chiuso nel 1977. Un lungo intervento di restauro conservativo, iniziato nel 1992, ha portato alla riapertura dell’Albergo nel dicembre 2003 e delle Terme nel febbraio 2004.

 

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