Giovedì 9 agosto si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale dei popoli indigeni. I popoli indigeni sono i migliori custodi del mondo naturale, i loro territori costituiscono la migliore barriera alla deforestazione. Le  terre delle  tribù incontattate appaiono come isole di foreste rigogliose. Il caso più noto è quello della foresta amazzonica. Il modo migliore per impedirne la distruzione  è quindi difendere i diritti territoriali delle tribù incontattate. Nel mondo ne esistono più di cento . Sono nostri contemporanei e una parte essenziale della diversità umana. Ma se le loro terre non vengono protette, per loro sarà la catastrofe. Intere popolazioni sono infatti minacciate dalla violenza di chi sfrutta terre e risorse, da chi porta malattie, come l'influenza e il morbillo, verso cui sono indifese, perché prive di difese immunitarie specifiche. 

Al confine tra Perù, Brasile e Bolivia vive la più alta concentrazione di tribù incontattate del pianeta. Non conoscono confini e attraversano la frontiera tra i tre paesi nelle loro rotte nomadi. Sono gli Isconahua, i Matsigenka, i Matsés, i Mashco-Piro, i Mastanahua, i Murunahua (o Chitonahua), i Nanti, i Sapanawa e i Nahua – e molti altri dal nome sconosciuto. Di loro non si sa molto. 

Alcuni hanno scelto l’isolamento dopo essere sopravvissuti al boom della gomma, durante il quale migliaia di indigeni furono ridotti in schiavitù e assassinati. Molti sono fuggiti nelle aree più remote dell’Amazzonia e da allora evitano il contatto prolungato. Nelle rare occasioni in cui sono stati avvistati o in cui qualcuno li ha incontrati, hanno reso esplicito il loro desiderio di essere lasciati soli. Queste tribù sono quasi tutte nomadi e si muovono tra i loro territori a seconda dell’alternarsi delle stagioni, in piccoli gruppi famigliari. Salvare queste tribu' significa salvare l'Amazzonia. Salvare l'Amazzonia significa salvare il mondo.

 

 

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